PERSEVERANZA

12/05/2011
Grace mi ha accolto all’aeroporto ma con un calore diverso dal solito.. un calore imbarazzato. A testa bassa mi racconta che Madalitso era incinta. Lei e tantomeno Veronica hanno avuto il coraggio di ammetterlo a settembre, ma come sospettavo, era incinta. Bisogna sempre fidarsi del proprio istinto! A scuola, come dimostrano d’altra parte anche le pagelle, è andata lo stesso tranne la settimana in cui ha partorito. Almeno i soldi di Federico che le sta pagando gli studi non sono andati sprecati. La delusione tuttavia, la provo lo stesso ed in modo molto profondo. Già da settembre, causa il suo bel pancione, ha cambiato scuola. E ancora prima, l’ultimo trimestre dello scorso anno, l’ha frequentato in un istituto diverso da quello di cui ero a conoscenza. Chiaramente nessuno mi ha informata. Non che debba essere al corrente di tutta la vita di Madalitso, per carità divina, ma almeno del cambiamento delle scuole visto che le paga Lufelade..
Ciascuna scuola conta due differenti rette: una scolastica ed una d’accoglienza per chi fosse lontano dal proprio villaggio e avesse bisogno di un posto dove dormire e mangiare. Madalitso era lontana da casa e per lei pagavamo sia la retta scolastica che quella di accoglienza. La scuola che sta frequentando ora, qui vicino al suo villaggio pretende una tassa scolastica inferiore rispetto a quella che paghiamo e quella di accoglienza lei non la deve pagare perché, ora che è mamma, deve giustamente rientrare a casa per allattare la piccola e starle dietro.
Benvenuta in Malawi, Laura! Non so che dirle. Mi spiace vederla mortificata e cerco di credere alle sue giustificazioni: “ci vergognavamo perché non volevamo darti un dispiacere”. Mi chiedo e le chiedo che dispiacere possa essere l’arrivo di una nuova vita su questo mondo. Il dispiacere semmai, le dico cercando i suoi occhi, sta nel fatto che “credevo di potermi fidare di voi”.
Ma cos’è la fiducia qui? Come viene intesa? Posso pretendere di fidarmi oppure devo rivisitare i concetti e i valori che conosco tenendo conto della cultura che incontro? Ma com’è questa cultura? Sono ancora troppo lontana dal conoscerla e comprenderla. Sono così determinanti le differenze.. mi sento persa e lontana dalla meta.
Grace mi chiede se ho trovato una soluzione per il marito che studia in Canada. Due mesi fa mi ha chiesto via mail 26.000,00 euro per un anno di studi con vitto e alloggio. Io non li ho trovati quei soldi. Il marito di Grace aveva una borsa di studio che pagava l’università malawiana fino a quando non ha chiuso. Mi sembra impossibile questa situazione, eppure in macchina, nel tragitto fino al villaggio, Andrew mi spiega che in Malawi una questione di principio ha assunto connotati politicamente pericolosi che hanno indotto il Governo a chiudere le università.
Il caso nasce quando un professore, durante una lezione, spiega come ciascuno di noi è importante all’interno di un contesto politico, economico e sociale e come dovremmo essere noi a muovere le decisioni di un governo. Per far intendere meglio il senso di quello che spiega, il professore porta l’esempio dell’Egitto e degli egiziani; di come, stanchi di essere manovrati e impoveriti dagli sperperi per l’arricchimento della sola classe politica, si siano ribellati e siano riusciti a diventare i protagonisti del loro futuro (peccato che tale professore non abbia potuto portare l’esempio italiano. Sarebbe stato gratificante, ma noi ancora non siamo come gli egiziani. Ancora). Ad ogni modo, uno degli studenti ha riportato il contenuto della lezione alla polizia. Capire il motivo di questo gesto è arduo e sorvolerei. Il capo della polizia allora ha chiamato il professore in questura per interrogarlo ed ammonirlo. L’eroico professore, basito, ha preteso le scuse pubbliche del funzionario che non essendo mai arrivate l’hanno spinto, con i colleghi e gli studenti, a proclamare uno sciopero per la libertà accademica! (Mi vengono i brividi dall’emozione al solo pensiero!). Il Governo malawiano, invece di rimanere super partes e cercare di mediare l’accaduto, ha preso le parti della polizia e ha deciso di chiudere tutte le università, sospendere gli stipendi e le borse di studio (tra le altre cose, molti dei soldi per le università, provengono da investimenti stranieri nel settore dell’educazione). L’idea che la gente possa prendere coscienza del potere che ha è una paura che attanaglia molti governi… il fatto non consola.. La libertà di pensiero è un’utopia in diverse parti del mondo. Non dovevo certo raggiungere il Malawi per scoprirlo!
Ma almeno da noi la navigazione su internet è economicamente sostenibile.
Il marito di Grace dunque si ritrova in Canada senza un soldo e con la consapevolezza di non poter continuare gli studi. Almeno per ora.
La luce va via tutte le sere, mi dice padre Andrew. Me ne faccio un po’ con una candela. Per scrivere. Ultimamente non mi viene più tanto facile. Sarà quest’aria di grandi cambiamenti che mi aspetta..

13/05/2011
Due mesi fa hanno tentato di rubare la pompa dalla casetta della Sorgente di Monica. Non so come siano riusciti ad entrare considerate le guardie alla casa monfortana.. è un mistero su cui preferisco non farmi domande. Ad ogni modo non sono riusciti a portarla via ma ne hanno danneggiato un elemento ed ora il pompaggio dell’acqua è lento. Se prima in due giorni si riempiva la tanica ora non basta una settimana. Urge ripararla.
Ho trascorso il pomeriggio ha spannocchiare pannocchie! Con le mani e con un attrezzo meccanico che non avevo mai visto prima. Si lavora a testa bassa per evitare di rendersi conto della mole di mais da sgranellare. Mi sembra tantissimo eppure il raccolto quest’anno è davvero scarso. In Namibia, paese per lo più desertico, non ha fatto altro che piovere da dicembre ad aprile; in Malawi, dove le piogge sono vitali, è piovuto poco e niente.

14/05/2011
Oggi sono stata a Nchocholo. Veronica mi ha detto che ha deciso di aprire un asilo nido lassù. A sue spese. Ha voluto condividere questa sua iniziativa con me perché credo si renda conto di non potercela fare da sola. Nchocholo è piuttosto distante dalla strada principale che collega Monkey Bay a Mangochi. Bisogna inoltrarsi per circa 14 chilometri nella foresta. Lo abbiamo raggiunto in bicicletta. Io ho pedalato fino al villaggio di Chipoka, poi mi sono arresa ad un taxibicycler! Ero troppo stanca e con il caldo non riuscivo più a far girare le gambe. In questi giorni ho la pressione sotto i piedi.. magari è la differenza di altitudine tra la Namibia ed il Malawi. Seduta sul panchettino imbottito posteriore della bicicletta, abbastanza comoda e rilassata, mi sono goduta lo straordinario paesaggio ed il rumore del suo vento. Intorno a noi distese di campi coltivati a cotone e tabacco, brusii lontani dei bimbi e via vai continuo di donne con carica la testa di legname. Riescono a muovere quel loro incredibile fondoschiena in modo travolgentemente sexi sempre e nonostante il peso della fatica!
Asciutto e pungente, l’odore della fatica che emanava la pelle del mio pedalatore mi ha accompagnata a destinazione.
La capanna che Veronica sta affittando per i bambini è piuttosto buia. Non è piccola ma è buia. Era utilizzata prima come sala proiezione e dunque non penetra un filo di. Accanto alla capanna c’e un piccolo rudere in mattoncini adibito per l’occorrenza a cucina e dietro un “bagno” stile Africa. Una bellissima foresta di baobab si apre all’orizzonte.
Siamo andati ad incontrare il capo villaggio per chiedergli un pezzetto di terra dove costruire magari in futuro un asilo migliore. Ha degli occhi molto scuri e profondi. Occhi buoni.
Seduti sotto un albero grandissimo abbiamo atteso lui ed i suoi due consiglieri. Tutti molto anziani. La situazione mi ha riportato a quando con Simone abbiamo incontrato il capo tribù dei Mayei a Sangwali, in Namibia. Ci avevano istruito ben bene, spiegandoci quello che avremmo dovuto fare e ciò che assolutamente avremmo dovuto evitare.
Qui molti meno convenevoli. Il capo villaggio sembra felice di poter concedere un pezzo di terra. Ci ha dato appuntamento a lunedì. Ne dovremo parlare con gli altri membri del villaggio.
Tornando mi godo il calore del sole ed il sapore di una nuova possibilità..

15/05/2011
Ho incontrato John per parlare di Bwalo Likule. Diciamo pure che le cose non vanno bene. Due dei tre asili si sono rifiutati di lavorare alla storia di Kiriku perché, dicono, i soldi non arrivano mai e dunque è inutile impegnarsi; Aubrey che a detta di John gli impedisce di connettersi ad internet per informarmi di ciò che accade; John stesso incapace di gestire il progetto da qui. Insomma: un disastro. Non sono contenta. Non sento l’utilità di quello che faccio e degli sforzi che chiedo anche ai sostenitori di Bwalo Likule. Mi sento sola come Don Chisciotte a combattere contro i mulini a vento. Penso a Luna. Sarebbe bello se fosse qui con me a condividere questo momento di sconforto..questo progetto è nato insieme…magari lei avrebbe la forza di trovare la chiave per il cambiamento. Forse no. Se non altro ora non sarei sola a vivere questa sensazione di disagio.
Davanti alla calma del lago il rumore dell’acqua che s’infrange sulla spiaggia mi porta lontano, mi porta troppo in profondità, mi porta a farmi delle domande forti. Delle domande cattive. Faccio fatica a rintracciare quel SENSO intenso, profondo e proiettato al domani che solitamente guida il mio modus vivendi nonché quello operandi.
Perché non riesco a far a meno di venire qui?
Perché la mala fede, l’invidia, l’avidità devono sempre sfidare e sfigurare un’idea?
L’anima delle idee nessuno la può rubare. Ma chi è disposto a sposare un’idea che si presenta brutta?
Perché faccio tutto questo? Per chi?
La mia idea appare brutta anche a me che ne conosco la più intima verità e bellezza.
Mamma, mi sembra ‘na tragedia!

16/05/2011
mi sveglio con la smania di capire la verità accaduta in questi mesi di comunicazione a distanza. Non so di chi mi posso fidare. Sono persa nelle versioni che ciascuno mi da. Sono tutte diverse.
Ricordo pesantissime le parole di Padre Bruno, il primo anno che sono arrivata qui: NON GIUDICARE.
Ma come si fa a non giudicare? Noi che dovremmo avere una coscienza critica, che siamo stati educati ad essa, come facciamo ad osservare senza farci un’idea? Senza giudicare? Io non sono capace. Ho bisogno di trovare un senso alto per continuare a fare quello che faccio. Dove lo trovo? Chi me lo suggerisce? Federico dove sei?
Le formiche si muovono instancabili lungo le pareti di questa camera, ad ogni ora del giorno e della notte. Ogni volta che mi siedo in questa scrivania le vedo correre senza un’apparente meta. Possibile che il senso del loro continuo muoversi sia solo la sopravvivenza? Che sia questa la parola chiave? La risposta alle mie domande?…
Lawrence è qui e mi sembra di vedere la luce. Di lui, lo so, mi posso fidare. Viene con me a Nchocholo per incontrare ancora il chief e Veronica.
Sono stata quasi due ore seduta all’ombra di un gigantesco baobab ad ascoltare un dibattito in chichewa di cui ho intuito poco e niente. Ma la cosa importante è che Veronica è riuscita ad ottenere un pezzetto di terra dove realizzare il suo sogno: un nuovo asilo per il villaggio! La comunità si è impegnata a dare il suo contributo fornendo mattoncini e sabbia.
Lufelade è pronta ad aiutarla se ne dovesse avere bisogno!
Accompagnando Veronica ho voluto incontrare Madalitso e la sua piccola! La piccola non c’era ma la ragazza si è fatta bellissima! Si è alzata e ha perso peso. Spero che continui a frequentare la scuola…
Intanto con Lawrence stiamo organizzando una spedizione al villaggio in cui si è trasferito, vicino a Mua.
Sotto la luce di questa luna gigantescamente bianca mi sento finalmente a casa, fiduciosa di poter continuare fino al prossimo intoppo, fino alla prossima delusione. Lo so che ci sarà. THIS IS AFRICA dice sempre Simone.

17/05/2011
Questa mattina ho aperto un conto qui a Mangochi per evitare di pagare troppi soldi di commissioni ogni volta che faccio transazioni dall’Italia. Così potrò fare un bonifico o due all’anno e smistare i soldi poi direttamente da qui. Il conto, che tutti sappiate, è a mio nome perché l’Associazione è registrata in Italia e non in Malawi.
Kumvana Magasa sarà la firmataria in loco.
La banca è stata rinnovata ed ora assomiglia alle nostre. Ricordo che la prima volta che sono entrata in una banca malawiana mi è sembrato di entrare in un film western americano! Da un momento all’altro mi aspettavo il bandito con il fazzoletto nero che copre il naso e la bocca entrare ed imporre il SU LE MANI! Quando sono venuta a settembre gli uffici erano stati disposti all’aperto in attesa che finissero i lavori di ristrutturazione. Gli uffici di una banca all’aperto!! Cose d’altro mondo!
Per quanto riguarda il servizio… diciamo che hanno conservato il vecchio stile: quattro ore prima di aprire un conto! Non ci sono brochures informative da distribuire ai clienti; non ci sono condizioni contrattuali da firmare e se non insisti nel chiederlo non ti vengono nemmeno comunicate a voce; il dipendente che ti serve fa avanti e indietro dalla scrivania e ogni volta che si alza ti lascia almeno 20 minuti ad aspettarlo; quando torna si è sempre dimenticato qualcosa di vitale importanza che lo terrà lontano da te ancora per 20 minuti.
Ma in fondo, se ci si arma di buona e santa pazienza alla fine si esce con ciò che si voleva!
Poi un pomeriggio speso a vedere il film KIRIKU E LA STREGA KARABA. La favola mi ricorda che nella vita esistono e convivono la VERITÀ e ciò in cui l’uomo è indotto o vuole credere. Avremmo tutti bisogno di un nonnetto saggio a cui porgere delle domande e che ci sappia dare delle risposte, che ci insegni a capire quando stiamo vivendo una verità e quando un’illusione.
Ho bisogno di scrivere al mio bambo..

18/05/2011
Oggi abbiamo avuto l’incontro con tutte le maestre dei tre asili conivolti nel progetto Bwalo Likule. Avevo bisogno di chiarire alcuni punti del progetto e la posizione delle scuole rispetto ad esso. Una volta per tutte.
Don Andrew mi ha aiutata ad organizzare il meeting. Ci ha fatto compagnia anche suor Giuseppina che ha ricevuto dalla diocesi recentemente l’incarico di coordinare la gestione dei tre asili. Ho voluto spiegare le ragioni del mio disappunto e della mia delusione. L’ho fatto in inglese e bambo ha tradotto in chicewa per evitare qualsiasi tipo d’incomprensione. Sono soddisfatta del mio sfogo che mi ha anche permesso di ricordare, prima di tutto a me stessa, la bellezza ed il potenziale di questo progetto che con Luna siamo riuscite a creare. Non posso dire di esserlo degli interventi delle maestre che non mi è sembrato abbiamo affrontato la discussione in modo sincero, trasparente ed onesto. “non avevamo capito”; “non ci è piaciuto il modo in cui John si è presentato come coordinatore”; “non è che non vogliamo portare avanti il progetto, è che non abbiamo i mezzi per farlo”. Ma quali mezzi mi chiedo io? Ma per fare un disegno che mezzi ci vogliono? Carta e penna ci sono. Non bastano? “quando abbiamo chiesto soldi non intendevamo per noi ma per comperare materiale scolastico o per affrontare le spese di trasporto per lavorare tutte insieme”.
Ovviamente io ho ricevuto informazioni in merito totalmente diverse. Dove sta la verità? Vallo a capì! L’asilo di Amama sta partecipando attivamente al progetto. Gli altri due facciano quello che vogliono. Io non posso obbligare nessuno. Non voglio obbligare nessuno. Piú che aver tentato di coinvolgere tutti per capire come stanno le cose, dove sono i problemi per trovare una soluzione, non so cosa fare. Le relazioni tra i malawiani sono spesso accompagnate da gelosie, invidie e interesse. Che sia il fatalismo africano di cui si parla tanto o meno, oltre il proprio naso è difficile che si riesca a vedere. E questo non è un giudizio di valore. È una prepotente caratteristica oggettivamente riconoscibile.

19/05/2011
con Lawrence e John siamo stati a Mua. Lawrence mi ha portata nel suo villaggio dove ho conosciuto la nonna, la sorella, il fratello ed i nipotini. Tutti accorrono a portarti qualcosa da farti assaggiare. Mi sembra di tornare indietro nel tempo, in Calabria, nella casa di qualche amico o parente dove sembra non finire mai la processione della gente curiosa di rivederti dopo tanto tempo e che evidentemente ha l’impressione che tu sia sempre troppo magra (una volta!).
Un bel villaggio quello di Lawrence. La zona è diversa da quella in prossimità del lago. Qui ci sono più colline, c’è più verde ma calda, caldissima.
Rientrando a casa abbiamo visto dei ragazzi CEWA onorare la loro tradizione: mascherati e armati, danzavano urlavano lungo la strada! Da queste parti la tradizione è più sentita e praticata. Dalle parti di Mangochi invece, queste cose sono considerate stupide, obsolete, qualcosa di cui vergognarsi.. in macchina John e Lawrence sembravano imbarazzati nel dovermi spiegare a cosa stavamo assistendo. Meglio avere il telefonino con l’accesso ad internet e spendere i soldi per farlo funzionare anche se poi non si hanno quelli per mangiare e farsi curare. Come sono lontana da capire.

20/05/2011
Sono tre notti che non dormo. C’è qualcosa che non va. Lo sento, ma non sono ancora in grado di razionalizzarlo. Mi sento totalmente spaesata. Non riesco a trovare la mia dimensione qui in Malawi. È forse per questo che mi vedo in questi giorni così insofferente, intollerante, indispettita. Mi sembra stia cambiando il mondo intorno a me. O molto più probabilmente sta cambiando il mio atteggiamento nei confronti di ciò e di chi mi circonda. Non del mondo. Al mondo e al futuro rimango fedele, ma la visione di come fare la mia parte per ringraziarlo sta cambiando. Il tempo e la passione con cui ci dedichiamo alle cose in cui crediamo impongono di andare in profondità. Solo che la profondità fa paura. In profondità non ci sono luci e solitamente non ci sono mani cui aggrapparsi. La profondità è uno spazio infinito di pace e di luce cui si arriva dopo aver percorso un sentiero stretto, lungo e buio.
È nel sentiero stretto, lungo e buio che ancora mi sento, a farmi un milione di domande su cosa faccio, perché lo faccio, come lo faccio, quali sono le conseguenze di ciò che faccio, sono valide e giuste le ragioni che mi spingono a farlo. Il valore che mi perseguita è la GIUSTIZIA. Devo capire al più presto che cosa rappresenta questo valore, come gestirlo e maneggiarlo perché mi guida e mi tormenta. Faccio bene a dargli tutta questa importanza? Non lo so..sono stanca..mi sento a pezzi…ho paura…
Come per rincuorarmi questa mattina sono arrivate un po’ di ragioni del mio impegno. Si vede che “qualcuno” ha notato che stavo spingendomi troppo lontano ed ha inviato dei segnali perché non mi perdessi.
All’Amama Nursery School le maestre hanno realizzato la prima scena di Kiriku! È stato un gran successo! Vedere l’impegno delle maestre e delle cuoche, le risa dei bambini è stato indescrivibilmente commovente.
Tyson poi in fattoria, con le mani sul cuore e seriamente per la prima volta (perché tra di noi scherziamo troppo), ha ringraziato l’impegno e l’amicizia di Lufelade ed anche questo è stato struggentemente commovente!
Infine dopo pranzo, le urla di alcuni bambini mi hanno trascinata fuori e mi sono trovata davanti un teatrino improvvisato tutto per me di risatine imbarazzate, canzoncine, e lezioni di basic chichewa. Ecco riempito il vuoto di senso che mi attanagliava in questi giorni.
I bambini cosa c’entrano?? Sono i bambini la ragione di tutto.
Se Maometto non va alla montagna perché magari è arrabbiato o indispettito, la montagna va da Maometto se di Maometto ha bisogno.
Le formiche viaggiano in due sensi di marcia su una corsia unica. Quando s’incontrano si scontrano. Seguono una traiettoria ondulata che disegna sul muro forme divertenti ed armoniche. Ma fanno molta più strada di quella che farebbero se riuscissero ad individuare una traiettoria diritta.

21/05/2011
Oramai sono agli sgoccioli di questo nuovo viaggio in Malawi. Il mio stato emotivo non mi permette di dargli un giudizio completamente positivo. Ma attendo di metabolizzare.
La presa di coscienza rispetto al fatto che molti malawiani vedono nel bianco una possibilità da sfruttare è qualcosa che faccio fatica a digerire e, soprattutto ora che affiorano domande e dubbi amletici sul senso dell’impegno di Lufelade qui, che fa male, male da morire.
Mi consola il pensiero di Fazila, la figlia di Madalitsoc che sono andata a trovare questo pomeriggio. Mi consola la commozione di Veronika e il suo chiedere scusa per avermi mentito.
Rientrando a casa in bicicletta è buio e faccio terribilmente fatica ad abituare gli occhi all’assenza di luce. La strada è colma di gente che rientra a casa dai cambi, dai playground. C’è chiasso, musica. Vorrei invece ci fosse silenzio intorno a me, pace per realizzare che ho già iniziato a salutare qualcuno. Ma devo aspettare perché Lawrence stasera è in gospel mood e pedala al ritmo della sua stessa musica.

22/05/2011
La risposta sono i bambini. Il motivo per cui sono ancora qui sono i bambini ed il loro sorriso facilmente conquistabile con una buffa smorfia, con una carezza, con un gioco improvvisato, con un bacio. Ho trascorso le ultime ore di questo ultimo pomeriggio a giocare con loro e filmare la loro gioia. Hanno organizzato davanti alla casa del volontario una partita di calcio. Malawi contro Italia! Un match avvincente per il quale non si sono risparmiati! Grondanti di sudore si sono stretti le mani e abbracciati a fine partita! 3 a 3! Erano felici e ancora pieni di energia, ancora più vicini a me! Mentre la luce scompariva velocemente venivano a cercarmi uno ad uno per un bacino di arrivederci.
Sono i bambini la mia risposta.

PERSEVERANZAultima modifica: 2012-06-27T09:45:00+00:00da lufelade
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