LE SORPRESE NON SONO SEMPRE PIACEVOLI..

7 settembre 2010

Eccomi nuovamente in viaggio! Ancora una volta per il Malawi, ancora una volta da sola. Ad agosto infatti, per una serie di problemi, ho perso l’occasione di vivere la prima esperienza umanitaria di Valentina, Monica, Luigi e Pierluigi che sono andati in Malawi proprio tramite Lufelade. Suppongo di dover dire che sarà per la prossima volta. Provo questa volta una sensazione strana perché da una parte sento la necessità di andarmene laddove è iniziata la mia vita africana, come un richiamo; dall’altra tuttavia, spero che tutte le cose che voglio fare per Lufelade mi aiutino ad avere una cognizione del tempo tale che mi passi in fretta. Questo è un momento in cui ho voglia ma soprattutto bisogno di tornare e trovare la mia quotidianità. Non credevo che lo avrei mai potuto dire, proprio io, ma.. ultimamente sono sempre in viaggio ed i miei viaggi, per il modo in cui li vivo, a volte sono devastanti perché lasciano tracce indelebili che cambiano le abitudini ed il modo di pensare. Il viaggio, come diceva sempre qualcuno, ti apre la mente e dà respiro allo spirito. Ma ha il potere di farti perdere. Ed io lo sento questo potere. Lo sento ora e per questo non voglio farmi trovare impreparata. Tra poco decolla il volo per Lilongwe.. Appena scesa dall’aereo cercavo quell’odore che mi aspetto sempre mi accolga, perché mi sveglia in un nuovo mondo. Ma non c’era..forse troppo vento o forse questa cappa che non lascia respirare la città. È venuto a prendermi Don Andrew! Ha fatto un lungo viaggio per arrivare all’aeroporto e uno altrettanto lungo lo abbiamo fatto per raggiungere la missione. C’è tanta foschia ma il paesaggio è bello lo stesso. Una delle cose che ho imparato facendo l’accompagnatrice turistica in Namibia è ammirare, scorgere, scoprire ed ascoltare le bellezze della natura. Gli alberi, le piante, i colori della terra raccontano le loro storie e quella del paese che abitano. E mentre la Namibia sussurra la sua storia con il silenzio dei suoi magnifici spazi incontaminati, il Malawi racconta di sè a gran voce, in modo caotico e confuso. Un vento insolito per la stagione porta all’attenzione il vocio delle donne con i secchi ed i sacchi in equilibrio sulla testa e le grida gioiose dei bimbi che rincorrono una pallina di carta di giornale o il cerchio della ruota di una vecchia bicicletta abbandonata. Ma c’è anche tanta polvere. La casa di Fede è i perfetta forma! Il giardino è splendido con le bougainvillas fucsia in fiore!

8 settembre 2010

Sta tramontando ora il sole. È tutto rosso intorno a me e mi avvolge un pizzico di malinconia. Mi chiedo come sono arrivata qua, quanto tempo fa.. Ho trascorso la giornata in fattoria e nei dintorni per documentare il progetto della SORGENTE DI MONICA. Noto con soddisfazione che è stato fatto un gran bel lavoro ma non senza difficoltà e complicazioni mi racconta Kumvana. Durante gli scavi per far arrivare il tubo della pompa dalla fattoria al lago Malawi, sono stati coinvolti inevitabilmente due villaggi che sorgono appunto tra la fattoria ed il lago. Naturalmente la dirigenza della fattoria ha chiesto il permesso di procedere ai lavori al capo villaggio che ha sentito la comunità prima di concederlo. La comunità ha pensato bene di fare del progetto uno strumento di arricchimento personale ed ha preteso dei soldi. La fattoria non ha assecondato questa follia ma ha illustrato i benefici del progetto per l’intera comunità ad ha promesso che i membri del villaggio potranno venire a prendere l’acqua quando vorranno. La casetta della pompa sta dentro la proprietà monfortana. Tornare lì mi fa sempre un gran effetto..è stato il primo posto che mi ha accolto ed ospitato e poi sorge proprio sul lago! È semplicemente bellissima! Devo trovare il tempo di sedermi davanti al lago in pace, con calma e in silenzio dentro perché fuori è praticamente impossibile!

9 settembre 2010

Oggi ho visitato gli asili di Santa Magdalena e di Macawa. Le cose vanno peggio dello scorso anno. Ci sono molti meno iscritti ed è stato ridotto il personale perché la missione non ha abbastanza soldi da riuscire a gestire tutto come prima. Ci sono tre maestre per 80 bambini nel primo asilo e 70 nel secondo. Ho cercato di mostrare tutto il mio entusiasmo per il lavoro con le gomme delle macchine per Bwalo Likule, ma ancora una volta provo imbarazzo perché continuo a chieder loro di sperare in un progetto che in Italia proprio non riesce ad avere seguito. Tuttavia nutro delle speranze perché sono entrata in contatto con una maestra che si è spontaneamente interessata al progetto e con una studentessa di Scienze dell’Educazione che è gonfia di entusiasmo all’idea di riuscire a venire qui per condividere la sua esperienza. Sorridono entusiaste le maestre ed automaticamente sale la anche la mia speranza e rinasce il mio credo. Facciamo questo lavoro con le gomme e poi si vedrà! Continua a tirare un vento forte n questi giorni. Rende se non altro più sopportabili i 32 gradi che ci sono fuori ma anche praticamente impossibile pedalare controvento! Ieri mi ha raccattato ansimante ben due volte Kumvana mentre tentavo di raggiungere la fattoria con una bicicletta obsoleta! Una la mattina ed una il pomeriggio: ero priva di forze! Oggi per tornare dall’asilo di Macawa ci ho messo 40 minuti! Per fare 5 chilometri..nemmeno fossi andata a piedi! Mi passavano le altre biciclette a velocità incomprensibili. I loro raider mi salutavano sorridendo con la solita formula: MULI BWANGI? Eh insomma, mica tanto BWUINO! Però orgogliosamente dicevo NDATOPA PANGONO, BUT OK!! “Sono un po’ stanca ma va tutto bene!!”. E loro soddisfatti e più sorridenti sfrecciavano via. Non è normale questo vento di questi tempi.. Con Bambo Andrew siamo andati oggi a Mangochi a comperare la vernice per dipingere le gomme delle macchine per Bwalo Likule. Il negozio sulla strada era chiuso e così ci siamo infilati in uno di quei mercatini che si sviluppano in cunicoli stretti in cui si manifesta in tutta la sua bellezza il principio della libera concorrenza! Si va per parallele. Ciascuna mercanteggia una tipologia di bene. Tutti gli stessi ed uno attaccato all’altro i “negozi”! Vende chi ha la faccia più simpatica a volte, alcune altre il primo della fila da un verso o dall’altro se il cliente non ha la pazienza di curiosare. E mentre il venditore fortunato espone fieramente la sua merce come se ce l’avesse solo lui sulla piazza, i suoi concorrenti non si scompongono e molto serenamente ammazzano il tempo giocando a bao tra le risa e le grida di stupore per una mossa vincente di coloro che aspettano il loro turno di gioco. E così tutta la vita in attesa del prossimo cliente. Abbiamo trascorso almeno un’ora e mezzo davanti alla baracca del nostro prescelto. Abbiamo contrattato un po’ sul prezzo e alla fine siamo andati via con ciò che cercavamo: 10 litri di vernice gialla, rossa, verde, celeste, rosa e arancione! Mentre andavamo verso casa ha squillato il telefono di Bambo: il trattore della fattoria è rimasto con il motore in panne in un villaggio dove era andato a ritirare del materiale necessario per fare dei lavori nella missione. È scattata allora quella che Andrew ha chiamato OPERAZIONE RESCUE! Erano le 18 e quindi era buio. Poco prima di arrivare in fattoria venendo da Mangochi abbiamo svoltato a sinistra alla volta di Nchocholo, il nome del villaggio. Per circa 8 chilometri abbiamo percorso una strada sterrata larga giusto giusto quanto la larghezza della macchina, in cui non abbiamo fatto altro che schivare gente che evidentemente rientrava a casa per la notte a piedi o con le biciclette. Al buio! Un buio pesto! Il bellissimo ed infinito cielo stellato non riusciva ad illuminare nulla ed il tiepido sorriso appena accennato della luna non aiutava affatto! Ai margini della strada solo fitta sterpaglia. Due donne, illuminate dalle luci della macchina, si sono fermate ed hanno fatto cenno di fermarci. Volevano un passaggio. Fin dove non era importante. Ciò che contava era andare un po’ più avanti. Andrew naturalmente si è fermato e dal nulla sono spuntate almeno altre dieci persone tra donne e bambini che hanno approfittato dell’occasione e si sono ammucchiate nel cassone della macchina. Stavano camminando nella foresta seguendo solo i loro passi! Come, sotto il colore della notte, non ne ho la più pallida idea. Abbiamo soccorso il trattore ed i suoi cinque operai collegando i cavi delle batterie dei due veicoli. Sbuffando un po’ alla fine è partito fiero tra la folla di bambini curiosi che misteriosamente dal buio nulla si era formata attorno a lui. Morale del racconto? Non è detto che laddove vediamo nulla il nulla ci sia; c’è sempre qualcuno che vede laddove qualcun altro non vede!

10 settembre 2010

Sono venuti a trovarmi degli artisti questa mattina. Naturalmente gli ho raccontato dell’iniziativa delle bomboniere solidali ed insieme abbiamo pensato a qualche nuova idea! Lunedì mi portano i campioni. Non svelo nulla, sarà una sorpresa! Con i soldi che sono avanzati dal progetto LA SORGENTE DI MONICA per la fattoria Utawaleza donati generosissimamente dalla famiglia di Monica ho comprato ieri appunto 10 litri di vernice di colori diversi per dipingere le gomme delle macchine; ma chiaramente avanzeranno considerato che le gomme sono appena 15. Così Bambo ha suggerito di ridipingere il pulmino da gioco che sta nel giardino dell’asilo di Santa Magdalena. Non so come convinta che ci avrei messo poco a finire il lavoro di preparazione per la riverniciatura del pulmino, oggi mi sono portata dietro anche la vernice. Ma mai previsione fu così sballata! Per rimettere a posto questo ferro vecchio ci vuole un miracolo! Non si tratta solo di pitturarlo di nuovo, qui c’è da fare un vero e proprio restauro! Ho trascorso l’intera mattinata a scartavetrare la vecchia vernice con un cacciavite ed uno di quei coltelli che assomiglia ad una sciabola da samurai giapponese, unici strumenti presentatisi ai miei occhi in un momento in cui il caldo mi impediva di tornare a casa a cercare qualcosa di più adeguato. Fortunatamente nel pomeriggio sono arrivati i rinforzi! Lawrence, John, Obrey sono arrivati in soccorso portando un favoloso trapano a dischi! Con noi c’è sempre Manuel che sta aspettando i risultati degli esami che ha fatto per essere ammesso alle scuole superiori statali che costano di meno. Lui ci tiene davvero allo studio..tra i ragazzini che di solito vengono a giocare dove sei tu è l’unico che parla un perfetto inglese considerata la sua età. Mi piace molto.. Nonostante l’attrezzo, il lavoro si presenta comunque lungo..il pulmino è pericoloso in ogni dove! D’altra parte ci sono due possibilità: dismettere il bus e portarlo via dall’asilo (ma rischiamo senza dubbio una terribile sommossa popolare che considerata l’età dei potenziali ribelli importerebbe sopportare insopprimibili grida e pianti); armarsi di santa pazienza e rimettere le mani nel veicolo. Sembrano due, ma in realtà ce n’è solo una!

11 settembre 2010

Tra gomme da pitturare e pulmino da restaurare non riesco a fermarmi un secondo della giornata. Tutto sommato dipingere le gomme non porta via tanto tempo e quindi preferisco dedicarne al bus che sembra stia diventando un tir!

12 settembre 2010

Questa notte il vento ha soffiato fortissimo! Ha portato la pioggia. La pioggia a settembre in Malawi non è molto consueta.. fa freddo e questi nuvoloni bloccano il calore che il sole vorrebbe mandarci. È domenica e come tutte le domeniche le strade si riempiono di uomini, donne e bambini vestiti a festa. I balli ed i canti che rallegrano le messe di tutte le chiese rincuorano l’anima e anche il tempo cambia! Le nuvole ballano veloci rincorrendo la musica e lasciano spazio all’atteso sole! Sono stata a Cape Mc Cleare nel pomeriggio con Andrew. Un posto bellissimo sul lago Malawi! Sembrava di stare in Sardegna! Acqua pulita, sabbia bianca. Per raggiungerlo abbiamo attraversato una fitta foresta di Baobab, acacie, mopane e altri strani alberi. Il lago Malawi è “famoso” perché ospita alcune specie di pesci uniche al mondo. Abbiamo fatto un veloce giretto in barca e ne ho potute vedere appena due una delle quali era celeste come la vernice che ho comprato! Bisognerebbe venire a fare snorkeling! Nonostante il vento, faceva molto caldo e così mi sono gettata in acqua con tutti i vestiti; poi il sole li ha asciugati per me. Domani Lawrence va via. È venuto a salutarmi verso sera. Si è trasferito da qualche mese con la nonna ed uno dei fratelli a Mua, nella zona di Salima. La nonna, che lui chiama mamma da quando la sua è morta, sta poco bene e lo preferisce al suo fianco. Lui va. Senza esitare un momento. Mi dispiace un po’ perché con Lawrence mi trovo bene. Ha un’anima simile alla mia e trascorre il tempo con me e le cose che voglio fare perché gli fa piacere, ha voglia di condividerle e partecipare e non perché si aspetta qualcosa in cambio. Qui, mi spiace dirlo, non è facile.

13 settembre 2010

È il primo giorno di scuola per i bambini dell’Amama Nursery School! Arrivano a scaglioni a volte soli, a volte in gruppo, a volte accompagnati da premurosi genitori. Con quei piedini sporchi e nudi si avvicinano a Veronika, sussurrano un po’ timorosi il loro nome e la loro età e lei li iscrive a scuola. Non mancano bimbi che urlano e piangono quando i genitori, quelli che hanno deciso di accompagnarli, si allontano dal cancello. I bambini sono sempre bambini, anche se qui a volte non sembra proprio.. Dalla fattoria oggi solo brutte notizie che mi hanno messo di pessimo umore. Prima scopriamo di dover trovare un allaccio alla corrente fuori dalla proprietà monfortana in cui è stata costruita la casetta della pompa perché qualcuno teme delle interferenze tra contatori. Questo importa altre spese ma soprattutto altre attese. Poi Kumvana presa dallo sconforto e alla fine della pazienza mi confessa che la storia circa l’accordo con gli abitanti della comunità intorno alla fattoria non è proprio come me l’a raccontata l’altro giorno e che sono stati davvero tanti gli intoppi che hanno riscontrato per portare a termine il progetto de LA SORGENTE DI MONICA. Mi racconta, rettificando quanto prima raccontato, che il capo villaggio inizialmente non aveva mosso alcuna obiezione alla realizzazione del progetto ma che avrebbe voluto prima consultarsi con la comunità. Incontratosi con la sua comunità ha iniziato a puntare i piedi perché sosteneva che era oramai noto (?) che un asungu (nella fattispecie dovrei essere io) aveva dato alla fattoria per questo nuovo sistema di irrigazione, BILIONI e BILIONI d Kwacha; asseriva ancora che la fattoria “doveva” condividere con lui e la comunità questo dono. Inutile mi dice Kumvana, è stato spiegare che l’”asungu” aveva inviato giusto appunto l’ammontare necessario alla realizzazione del progetto e che tutte le spese fatte e quelle da farsi erano e sarebbero state documentate. Così, lei Madalitso e Tyson che insieme gestiscono con tanti sforzi la fattoria, hanno brillantemente deciso di portare la questione davanti ad un tribunale! Io avrei fatto lo stesso! Ad ogni modo, altra attesa. Riunitasi la corte, ha discusso il caso ed ha deliberato che, trattandosi di un progetto per lo SVILUPPO, che in quanto tale avrebbe importato benefici per l’intera comunità, non c’era assolutamente alcun dazio da pagare ed ha imposto al capo villaggio l’autorizzazione a procedere. Non soddisfatto il tizio, mi racconta sempre Kumvana, continua ad andare periodicamente in fattoria a chiedere un THANKING PRESENT, solo per lui però! non si devono preoccupare: solo lui e non tutti i membri della comunità! Ma pensa quanto è buono e magnanimo questo capo villaggio che si cura di farci risparmiare! Se lo vedo per strada io.. non ci vedo più dalla rabbia! Già un po’ mi disturba il fatto che Kumvana non mi abbia informata di questi problemi nei mesi passati, ma questa storia della MAZZETTA proprio non la posso digerire! Lo voglio incontrare! Oggi non sembra poter andar bene la giornata. Ho congedato or ora un signore mai visto prima che mi aspettava al cancello di casa. Quando sono rientrata furiosa dalla fattoria mi ha fermata salutandomi come se ci conoscessimo da sempre: “Laura! How are you? How is in Italy?”. Ora, se realmente mi avesse conosciuto, saprebbe che vivo in Namibia perché qui, le persone che conosco sanno tutte che non sto vivendo in Italia. Gli chiedo se ci conosciamo e lui mi dice che un paio di anni fa comprai degli oggetti da lui. Francamente se mi ricordassi di tutti gli artisti di passaggio da cui ho comprato delle cose, sarei da circo! Non aveva nulla comunque tra le mani e mi seguiva mentre me ne andavo a sorridere un po’ all’asilo. Ve bene: “Ah ok.. come stai? E come mai da queste parti?”. Ebbene lui mi dice che è venuto da lontano (infatti non l’ho mai visto da queste parti) solo per salutarmi e sapere come stavo. “Really??” E poi, naturalmente, perché mi vuole parlare di un suo problema. Ecco, già la ragione principale del suo essere accanto a me mi smonta parecchio, ma mi ricordo che non è per colpa sua che sono di cattivo umore e dunque lo ascolto. È venuto da lontano. Non ha i soldi per pagare le tasse scolastiche della nipote e mi chiede se posso pagarle io. Cosa???? Visto che questa sera è arrivato sempre da lontano un altro artista malawiano che conosceva il mio nome e mi ha chiesto anche lui soldi per risolvere problemi, mi sento un po’ indispettita e voglio spiegare perché in entrambi i casi ho detto NO! Non so bene da dove cominciare ma scrivere è uno dei modi migliori tra l’altro per dar voce alla rabbia che deve assolutamente uscire dal mio corpo altrimenti penso che ammazzo qualcuno! Spero di non mischiare troppo le idee generando confusione, più che altro in me. Vediamo.. premettiamo che tutto ciò che sto per buttare giù costituisce la mia umilissima opinione e che venga presa come tale quindi. La prendo forse da lontano sostenendo che il mondo è popolato da etnie diverse che vivono periodi storici diversi ed hanno un approccio alla vita diverso. Credo che sia giusto, doveroso, onesto e rispettoso riconoscere tali diversità, farne il punto di partenza per ogni tipo di osservazione, studio e soprattutto relazione. Credo ancora che la povertà sia un concetto estremamente relativo su cui l’occidente ha speculato molto. Lo ha insegnato prima di tutto a coloro che vivono nei paesi che OGGI sono definiti IN VIA DI SVILUPPO presumendo che la meta da raggiungere sia il SUO ATTUALE GRADO DI SVILUPPO e scatenando una corsa al miglioramento che inevitabilmente ha saltato importanti ed autonomi passaggi storici. Ha trasmesso un idea del denaro ingiusta, sleale e opportunistica facendone il motore di tutto ovviamente a suo uso e consumo. Non un bene funzionale allo scambio per soddisfare le prime necessità, onesto successore del baratto, ma strumento per avere e collezionare un presunto stato di benessere anche oltre e al di là delle prime necessità. Voglio prendere come esempio gli Himba che ho conosciuto personalmente. Chiaramente affronterò il tema a grandi linee. Gli Himba sono un’etnia che popola il nord della Namibia. Vivono quasi nudi, in capanne a forma di igloo fatte di sterco e fango, incuranti dell’educazione scolastica (solo un bimbo per villaggio o gruppo familiare va a scuola) e totalmente ignari di quelle che per noi sono le basilari norme igieniche. Agli occhi degli occidentali gli Himba possono definirsi un popolo “povero”. I turisti impazziscono alla loro vista e mossi da stupore tendono a voler regalar loro qualcosa. I più sprovveduti allora si presentano con penne, matite, quaderni ma anche vestiti e, nella peggiore delle ipotesi (ma capita anche questo) soldi. I viaggiatori che si documentano di più e quelli guidati donano, almeno, sacchi di farina, tabacco, zucchero. Rimandando magari ad altra sede la questione relativa al “se donare”, “cosa donare” e soprattutto “come donare” (perché qui non si tratta di sangue, midollo od organi), volevo solo dire che, se proprio vogliamo usare il denaro come parametro di valutazione del grado di povertà di un popolo, prendendo appunto spunto dagli Himba, questi sono tutto meno che poveri. Sono un popolo di pastori ed il loro bene più prezioso è il bestiame: mucche e capre. Vendendo una mucca possono arrivare a farsi pagare anche 7000 dollari namibiani che al cambio fa circa 700 euro. Ma non la vendono mai salvo casi di necessità estrema ed improvvisa. La mucca è per loro come potrebbe essere un immobile per noi. Dunque non sono “poveri”, sono semplicemente diversi, con abitudini e esigenze diverse, dignitosamente ancorati alle loro tradizioni. Il soldo non è necessario, la penna non è necessaria, le mutande non sono necessarie e le scarpe nemmeno. Tutto ciò di cui hanno bisogno lo trovano in natura e la natura non si fa pagare. Non con i soldi. Quello che sta succedendo oggi è che il contatto con l’occidente fisico con l’incontro e mediatico con l’ascolto della radio o la vista della tv (e non dico lettura di giornale perché gli Himba non sanno leggere), sta cambiando qualcuno di loro, soprattutto i più giovani che non hanno ancora ben salde dentro di loro le tradizioni. Il mondo li sta convincendo che nella vita hanno sempre ed in ogni caso più valore i soldi, perché con i soldi si compra, si possiede, ci si diverte. Un favoloso mondo dei balocchi!! E così alcuni piccoli o confusi Himba si “umiliano” (dal mio occidentale punto di vista) vendendosi nelle foto, presentandosi “vestiti” (loro che indossano solitamente un gonnellino intorno alla vita) con atteggiamento mendicante e supplicante, o ancora utilizzando la loro diversità come specchietto per attirare curiosi, muoverli a compassione (perché oramai hanno imparato) ed elemosinare qualche spicciolo. Che che se ne dica, fortunatamente queste cose nei villaggi più remoti tra la Namibia e l’Angola non succedono. I capo villaggio ti accolgono con fierezza e disinvoltura e senza imbarazzo le donne mostrano tutte le loro bellezze. È un incontro tra culture, uno scambio di conoscenza ed esperienza. Non di bisogni. La vita è un incontro per conoscersi, rispettarsi, amarsi e non per usarsi. Se continuiamo a rinchiuderci in ruoli stereotipati nel tempo, a chiudere gli occhi e non approfondire lo stato delle cose contribuiremo allo scomparire lento ma nemmeno tanto lento delle tradizioni, dei costumi anche intesi in senso letterale. E tutti saremo terribilmente uguali. La soluzione non è evitare di incontrarsi ma farlo consapevoli e coscienti di ciò che si è, riconoscere le diversità e non vergognarsi della propria storia e della propria essenza perché incontrarsi non significa paragonarsi. Quello degli Himba è solo un esempio che posso riportare più vicino a me, per far intendere, in modo chiaramente approssimativo, quanto è successo qui in Malawi e chissà dove ancora, con il colonialismo e con i primi missionari. Il primo ha stabilito un costo per l’”invasione” ed ha comprato la possibilità di fare da padrone in casa di altri. Ha dato un prezzo alla libertà e ne ha fatto una merce di scambio. Ha abbagliato il locale con l’idea dell’avere e del possedere ed ha esportato il distorto peso del soldo. I secondi, dal canto loro, hanno pensato bene di comprare i fedeli durante la loro opera di evangelizzazione in una realtà pagana che non aveva nemmeno i mezzi per capire di che cosa si stesse trattando. Hanno dunque dato, anche loro, alla fede un valore di mercato e ne hanno fatto una merce di scambio. Questo atteggiamento ha importato un’abitudine da reminescenza storica, posso solo dire del malawiano o dell’Himba confuso, a tendere la mano in cerca di soldi o di beni materiali superflui rispetto a quelli strettamente necessari alle esigenze quotidiane. Detto ciò non sono nessuno per poter decidere o giudicare che questo sia un atteggiamento sbagliato, poco produttivo e diseducativo. Tuttavia, nel mio piccolo, ritenendolo tale, posso scegliere di non esserne complice e di non alimentarlo. Così rimango male innanzi a chi mi viene a chiedere soldi senza alcuna ragione che abbia una potenzialità produttiva. È per questo motivo che faccio dell’attenzione al bambino il motore di ogni forma di supporto: è importante che i bimbi vadano a scuola perché possano conoscere le loro potenzialità, imparare a svilupparle, a prenderne coscienza e utilizzarle per provvedere in forma autonoma e indipendente al soddisfacimento dei propri bisogni. Se i soldi hanno tutto questo valore, chi ne ha ha il DOVERE di stare attento a come li impiega. Tutti dovremmo prendere consapevolezza poi, che ci sono cose a cui non si può dare un prezzo (e non è la pubblicità della Mastercard). Valori come la compassione e la carità, la libertà e la fede, la speranza e l’amore per la vita, non sono quantificabili in nessuna maniera. Io dico NO perché queste due persone non le conosco; perché non so cosa farebbero dei miei sudatissimi soldi o di quelli preziosissimi raccolti da Lufelade; perché non mi piace che vengano da me solo perché sono ASUNGU; perché non mi piace che vengano da me solo per chiedere dei soldi. In banca si chiedono i soldi. Alle persone si chiede ascolto e condivisione. Ed è tutto ciò che posso offrire. Non è nulla oggi, ma domani.. sarà tanto, per tutti e di tutti.

14 settembre 2010

Le gomme oggi le ho portate negli asili!! Ora le maestre potranno disegnarci numeri, alfabeti, vocali, consonanti, forme, oggetti e quant’altro per poi poterle utilizzare come strumento didattico alternativo! Non credo che abbiano ancora capito il potenziale di queste gomme, ma sono sicura che lo scopriranno nel tempo! Sono stanca morta.. oggi fa veramente tanto caldo ed il vento ha smesso di soffiare. Sto accumulando la stanchezza giorno dopo giorno ed è sempre peggio. Dopo cena crollo!

15 settembre 2010

In questi giorni mi sto scrivendo con Fede per tutti i disagi che sto provando nel ricevere continue richieste d’aiuto da perfetti sconosciuti, per i problemi che stiamo avendo in fattoria per la finalizzazione del progetto della SORGENTE DI MONICA, ma anche e soprattutto per gli asili. Nei nido c’è stato un discreto taglio del personale dovuto al calo degli iscritti. Tuttavia mi sembra che tre maestre per circa 80 bambini per asilo, non bastino proprio. Il problema è che non ci sono soldi. Quelli che erano stati lasciati sono stati utilizzati per altre esigenze della comunità. Discutibili in molti casi, ma solo l’esperienza può aiutare a capire che non è soddisfando l’esigenza del singolo che si aiuta e si fa crescere la comunità. Andrew è buono e puro e non aveva mai gestito una comunità così complessa come quella di Koche. Si è trovato di fronte all’ineguagliabile lavoro che Federico ha fatto in questi lunghi 9 anni senza avere idea dei meccanismi che la facevano funzionare: severità e disciplina per quanto possibile. Ogni giorno Federico ha dovuto faticosamente e con sofferenza combattere con bisogni reali, tristi verità ma anche con la pigrizia, la prepotenza, l’ingenua mancanza di scrupolo, le bugie. È ciò che Andrew si è trovato a fare all’improvviso senza esserne mai stato abituato. Per lui “sembra” però che la fatica e la sofferenza siano maggiori perché questa è la sua gente.

16 settembre 2010

Oggi ho coinvolto il falegname per rifare il pavimento del pulmino in condizioni pietose e soprattutto pericolose. Ho contrattato un po’ sul prezzo alla maniera africana e alla fine siamo arrivati ad un accordo. Dal momento che si è messo lui a lavorare sul mezzo, John ed io non abbiamo potuto continuare a pitturare. Una piacevolissima mattinata dedicata al far nulla! Peccato che si sudi lo stesso perché fa un caldo insopportabile che ti risucchia le forze. Nel pomeriggio sono andata a trovare Veronika a casa sua. Ho visto Madalitso: è cresciuta tanto! Mi chiede di Federico, il ragazzo che a dicembre dello scorso anno ha deciso di supportare i suoi studi. Mi chiede di ringraziarlo. È molto contenta di aver avuto la possibilità di studiare anche se andare a scuola le piace così e così perché i ragazzi più grandi prendono in giro le matricole del primo anno! Cose da ragazzi! Tutto il mondo è paese! Mi racconta Veronika che alla fine del secondo trimestre, durante il viaggio di rientro a casa per un breve periodo di vacanza, le hanno rubato la valigia in cui aveva quaderni, vestiti, lenzuola. Ora è preoccupata di non poter recuperare il lavoro perso con i suoi quaderni e si chiede se rifare il primo anno.. mi sembra un pensiero assurdo e francamente non lo capisco… ma mi limito a dire che non mi sembra una buona idea. Intanto Veronika mi racconta di suo marito, quello che se ne è andato 9 anni fa in Sud Africa in cerca di fortuna e che non è mai più tornato, non ha mai più chiamato, lasciandola sola con due figli. Lei sa che vive laggiù ubriaco dalla mattina alla sera. Lo sa perché ci sono tanti malawiani che scendono sperando in un lavoro ma poi tornano, loro, raccontando a quelli che ancora aspettano le sorti dei dispersi. Devo dire che non ho ancora capito se le donne e gli uomini di questa comunità si intendono. Se parli intimamente con le donne, ti raccontano di quanto siano disgraziati gli uomini che scappano, tradiscono e abbandonano le compagne con i figli; se parli intimamente con gli uomini ti raccontano di quanto siano opportuniste e prive di scrupolo e cuore le donne che tendono a scegliere l’uomo che HA. In questo paese ancora non ho visto né conosciuto una coppia felicemente innamorata. Dicono troppi fattori in ballo. Troppi problemi e per l’amore non c’è spazio. Non c’è tempo.

17 settembre 2010

Ho dormito così bene questa notte che alle 5.30 ero già sveglia! Alle 6 davanti allo school bus con la vernice tra le mani. Già da prestissimo ha iniziato a fare caldo. Verso le 7.30 è arrivato il falegname ed hanno finito il loro lavoro prima di me. John è arrivato verso le 11 e insieme abbiamo finito di passare il prodotto contro la ruggine. Da domani iniziamo a mettere un po’ di colore! In fattoria Madalitso, il manager, cerca di farmi desistere dall’idea di andare a parlare con il capo villaggio. Dice che poi la gente, vedendomi entrare nella sua casa, si mette a chiacchierare sostenendo che il chief prende i soldi dal’asungu mentre a loro non viene dato nulla. Mi sembra di stare in Calabria 20 anni fa! Lui dice che troverà il modo di far stare tranquillo il capo e che non mi devo preoccupare. Vorrei dirgliene quattro ma mi fido di Madalitso anche perché ha capito benissimo che non intendo sprecare un centesimo delle donazioni per una squallida mazzetta. Ci mancherebbe pure! Giusto per far capire quanto dicevo rispetto alla capacità di mentire e la mancanza di scrupolo con cui ogni giorno Federico prima e ora Andrew si scontra, vi racconto uno dei tanti esempi di incredibile fantasia mal applicata malawiana. Un ragazzo all’ora di pranzo è venuto a bussare alla porta di casa sostenendo di essere malato e chiedendo quindi i soldi che non aveva per andare all’ospedale. Allora bambo (Andrew) molto carinamente gli dice di non preoccuparsi, di andare all’ospedale tranquillamente e che lui avrebbe pagato il consulto e le eventuali medicine direttamente all’ospedale. Il ragazzo un po’ interdetto si allontana a testa bassa. Dopo venti minuti ritorna a bussare ripetendo le sue condizioni e dicendo che avrebbe preferito avere i soldi in mano per pagare direttamente lui l’ospedale perché si “vergognava” a dare da intendere che non aveva i soldi per pagarsi le cure. Bambo giustamente gli dice che se voleva risolvere il suo problema avrebbe fatto come diceva lui altrimenti nulla. Tutto questo, ripeto, accadeva all’ora di pranzo. Nel pomeriggio sia bambo che io siamo stati fuori e in casa non c’era nessuno. Io sono rientrata nel tardo pomeriggio prima di Andrew e ho visto il solito ragazzo davanti la porta ad aspettare. Non appena mi vede mi chiede di bambo in modo anche arrogante dicendo che erano ore che lo aspettava e che voleva i soldi che gli erano stati promessi. Dopo avergli chiesto incredula come stava e cosa gli avevano detto all’ospedale lui mi dice che nessuno lo aveva potuto visitare e che quindi lui si era fatto prestare i soldi da qualcuno per prendere le medicine da solo. Quindi voleva da bambo i soldi da ridare a questo fantomatico benefattore. Un po’ complicato ma molto ingegnoso! Quando arriva Andrew gli racconta la stessa cosa e bambo, che ha capito che non può prendere per buono tutto e soddisfare i bisogni reali o presunti tali di tutti, lo prende sottobraccio e lo porta al dispensario dell’ospedale per farsi dare la ricevuta delle medicine comprate così gli può restituire i soldi! Geniale bambo! Innanzi alla richiesta di Andrew, la ragazza che lavora lì rimane interdetta non capendo a quale ricevuta si riferisse perché quel ragazzo non era mai andato da lei a comprare medicine.

18 settembre 2010

Avete presente una giornata di m..? oggi è proprio una di quelle! Stamattina, mentre andavamo a dipingere la casetta della pompa del progetto LA SORGENTE DI MONICA, Madalitso mi dice che ieri sera il capo villaggio lo ha chiamato chiedendo ancora soldi e lui gli ha detto che avrebbe dovuto chiedere a me perché loro non hanno soldi da dargli. Allora il chief gli dice che mi vuole incontrare! Io ero più che contenta di poter discutere con lui perchè nonostante Madalitso mi avesse suggerito di non dirgli tutto ciò che pensavo era comunque un’occasione per confrontarsi e cercare una soluzione e soprattutto liberare la gola di quel groppo che si forma quando non puoi dire ciò che vorresti. Così mi faccio portare davanti casa sua. Erano le 8.30. Madalitso era con me perché il capo villaggio non parla inglese. Appena ci vede la moglie che era seduta fuori casa a sbucciare piselli, si anima e dispone tre sedie in cortile, due vicine per Madalitso e me, la terza di fronte alle altre per il marito. Il chief credo abbia una cinquantina, agli occhi vispi e chiari, la bocca piccole e le labbra strette; ha le guance scavate e le rughe marcate. Ci ha fatto aspettare ben 10 lunghissimi minuti prima di onorarci della sua presenza! Ma ci ha accolti con grande calore. Per questo mi sono illusa per un po’ che sarebbe stato facile fargli capire che non ci sono soldi per questo genere di situazioni. Madalitso mi ha introdotta e poi ha lasciato che parlassi. L’ho dovuto fare in inglese e non è stato affatto facile perché questa è una questione seria!. Non conosco bene il chichewa ma capisco alcune parole perciò credo di poter affermare con certezza che il mio interprete, compagno e complice di “sventura” abbia tradotto tutto quello che ho cercato di spiegare con attenzione e cura cercando di evitare di essere scortese. Per farla breve, nonostante i nostri sforzi (anche Madalitso ci ha messo del suo) è stato difficile comunicare con lui. Posso anzi dire che non c’è stata alcuna conversazione. Lui non ascoltava il nostro discorso e le nostre ragioni; lui si limitava a rispondere a monosillabi ripetendo sempre la stessa cosa: E’ GRAZIE A LUI CHE LA FATTORIA HA POTUTO SCAVARE FINO AL LAGO; LA TRADIZIONE VUOLE CHE AL CAPO VILLAGGIO VENGA FATTO UN DONO DI GRATITUDINE. A queste due affermazioni, cieca dalla rabbia ma ancora con molta calma ho tentato di obiettare anche sporgendomi dalla sedia che NON E’ STATO LUI A CONVINCERE I MEMBRI DEL VILLAGGIO A LASCIAR LAVORARE AL PROGETTO LA FATTORIA IN CAMBIO DI NULLA MA UNA SENTENZA DELLA CORTE INVESTITA DEL CASO CHE HA RITENUTO IL PROGETTO UTILE PER LO SVILUPPO DELL’INTERA COMUNITA’; CHE NON ESISTE ALCUNA TRADIZIONE MALAWIANA CHE IMPONE DI RINGRAZIARE IL CHIEF PER CIO’ CHE NON E’ ALTRO CHE SUO DOVERE FARE, SUPPORTARE FAVORIRE LO SVILUPPO DELLA COMUNITA’; CHE SEMMAI QUESTA E’ UNA PESSIMA ABITUDINE CHE HA TUTTE LE CARATTERISTICHE PER ESSERE DEFINITA MAFIOSA! Tuttavia Madalitso con una mano sul mio braccio ha bloccato il mio fervore che saliva sempre di più fuori dal mio controllo perché lui sapeva evidentemente meglio di me che non sarebbe servito a nulla se non ad indispettirlo e scatenare magari qualche reazione contro il progetto che tra le altre cose aveva già promesso nei mesi passati se non lo si fosse accontentato. E così la rabbia repressa si è trasformata in lacrime e Madalitso ha preso il controllo che io ho perso rispetto alla questione. Avrei voluto alzarmi e andarmene ma lui mi teneva la mano e mi sussurrava di stare tranquilla. Il mafioso chief vuole 5000 kwacha. Madalitso mi guardava dispiaciuto per me. Leggeva nei miei occhi la mia indecisione. Non sapevo davvero cosa fare perché non sono io quella che rimane lì a combattere con uno stronzo ed il suo potere. Ha fatto un ultimo tentativo ripetendogli che non possiamo giustificare questa uscita ai donatori. Che non la possiamo contabilizzare. Lo ha fatto solo per me ma non ci credeva. Tanto il chief non ascoltava e si barricava dietro una presunta tradizione ammonendomi anche del fatto che io devo rispettare le tradizione e che non sono nessuno per imporre le mie. A me? È bugiardo, ipocrita, furbo. È odioso ed io gli vorrei dare uno schiaffo in faccia! Non è per i 25 euro (a tanto corrispondono 5000 kwacha). È una questione di principio. Sono furiosa. Sono amareggiata. Ho il cuore a pezzi e lo sento perché sento l’impotenza innanzi ad una situazione che non è giusta. “Benvenuta nel mondo!” mi dice Madalitso. Cazzo me lo deve dire lui che conosce quattro città di questo paese? Mi sento un’idiota! Un’idiota perché sembra che le cose ingiuste siano l’ordine del giorno e, peggio ancora, che ormai ci si sia fatta l’abitudine. Questa storia mi ha messo un nervoso che non riesco a controllare e che ho cercato di smaltire gettandomi a capofitto nel lavoro. Ho finito la casetta della pompa ed il pulmino tanto che ora sembra non ci abbiamo mai messo le mani. Manuel mi tiene compagnia e mi fa inaspettatamente sorridere. Ma non basta. Ho bisogno di urlare. Lo faccio con il cuscino sulla faccia. Non serve a nulla ma devo liberarmi di questa rabbia..

20 settembre 2010

Sono due giorni che non sto bene. Dissenteria e spero sia solo quella. Ieri in modo particolare è stato terribile. Eravamo nella chiesa di San Luca in uno dei villaggi tra le montagne e ad un tratto ho sentito dolori forti da sudare freddo. Non mi sono goduta l’atmosfera gioiosa della domenica. Mentre aspettavo bambo che finisse di mangiare, seduta fuori all’ombra per terra, un ragazzo down si è avvicinato, si è seduto accanto a me ed ha iniziato a parlare nella sua lingua senza fermarsi più! Ho provato a fargli capire che non lo stavo seguendo, ma lui non sembrava interessato a questo piccolo dettaglio e continuava a parlare con tranquillità gesticolando delicatamente con le mani e perdendosi a volte nel vuoto con quei suoi occhi proiettati all’orizzonte! Poi ad un tratto ha smesso. Mi ha preso la mano, l’ha agitata su e giù, si è alzato e se ne è andato con un gran bel sorriso! Stavo sudando anche l’anima ma mi stava tenendo compagnia e non avrei voluto che andasse. Ma non ce l’ho fatta a dirglielo. Non ci sono riuscita nemmeno nella mia lingua. Oggi pomeriggio mi sentivo meglio e sono andata a finire di dipingere il pulmino! Tra qualche giorno vado via e voglio che sia tutto finito! Ho tantissima sete e quando mi attacco alla bottiglia di acqua ad un tratto mi si chiudono gli occhi e mi si rilassando tutti i muscoli dal piacere!

21 settembre 2010

Oggi ho finito di ornare la casetta della pompa! È venuta carina anche se manca forse un po’ di giallo! Sono sfinita! Sono state due settimane di intenso lavoro ed il mio corpo ora se lo sente tutto addosso. Ma tutto è finito ora, devo solo collezionare tutte le ricevute per definire la contabilità di Lufelade. Nel pomeriggio sono andata all’ospedale che sta proprio accanto la chiesa. In questi 3 anni sono entrata poche volte in questa struttura..questa forse è la seconda. La missione sta vivendo un periodo di grande crisi nel suo insieme e una mano anche qui non farebbe male..magari potrei fare appello alla disponibilità delle mie amiche dottoresse.. Nel giro all’interno della struttura il mio cicerone era Sister Elisa che lo gestisce. Non è molto grande ed infatti mancano gli spazi, tuttavia il governo sembra essere molto presente. I problemi che ci sono riguardano il personale, che non è sufficiente (manca anche la figura del dottore: al suo posto c’è un Clinic Consultant che non ho ben capito che formazione e competenza abbia) e le medicine che sono care per i pazienti che quindi rinunciano alle cure. Comunque è un discorso che affronterò con gli amici del mestiere.

22 settembre 2010

Questa penultima notte qui non ho dormito affatto! Mi sono svegliata alle 2 ed i canti e balli che sentivo come se fossero dietro la porta non mi hanno lasciato riaddormentare. Il prossimo week end ci sono le cerimonie di iniziazione per i ragazzi musulmani. I maschi sono fuori da quasi un mese, nel bush per la circoncisione e le femmine sono nelle case con gli anziani che insegnano loro le norme di comportamento. Un tempo era prevista anche l’istruzione sessuale proprio in senso pratico; oggi si dice che questo non avvenga più perché sembra che il governo sia molto presente ed effettui dei controlli. Comunque ragazze e ragazzi attendono il giorno dell’iniziazione in modo diverso e lontano ma in un clima di grande festa. E la festa stanotte l’ho vissuta anche io ad ascoltare contro voglia canti e balli tradizionali! Non dormire ha appesantito le mie super stanche membra e mi sono trascinata tutto il giorno! Prima di farmi la valigia contemplavo il cielo con Manuel che aveva le lacrime agli occhi. Pensavo che sono arrivata qui due settimane fa e la luna sorrideva appena. Ora è alta nel cielo e letteralmente brilla in tutta la sua pienezza! Abbracciati ci salutiamo con coraggio perché presto arriverà la prossima volta!

LE SORPRESE NON SONO SEMPRE PIACEVOLI..ultima modifica: 2010-10-08T09:28:00+00:00da lufelade
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