ORAMAI E’ CASA MIA

15 giugno 2009

Mi ritrovo anche quest’anno sull’aereo per Lilongwe. Sono stanca, tanto stanca. Ho trascorso queste ultime due settimane in modo frenetico, forse troppo. Non credo di essere stata in grado di gestire il tempo tra il lavoro, i preparativi per la partenza ed i saluti dell’ultimo momento. Non ho ancora realizzato che starò via per quattro mesi. Lo capisco. Lo sento. Quando ne prenderò consapevolezza dovrò fare i conti con il senso della mancanza di alcune persone che non ho ancora provato, con la paura che non ho ancora considerato.

Fuori dal finestrino noto quegli straordinari colori di sempre, ma non mi perdo in romantiche visioni e previsioni. Riesco solo a pensare che ho sbagliato a gestire il tempo e piano piano gli occhi mi si chiudono. Si riaprono solo nelle turbolenze dell’atterraggio: sembra che per arrivare in Malawi l’aereo debba scendere le scale!

Mi accoglie l’odore di sempre. È l’odore del Malawi.

Il viaggio verso la missione con Federico è durato poco più di quattro ore. Siamo arrivati che era quasi buio ma ho fatto in tempo a conoscere Ester, la figlia di una signora che lavora per la casa e che Federico sembra aver adottato! La tratta come se fosse sua; la tiene sempre con sé; le parla, la rimprovera e si illumina d’immenso quando lei gli sorride! È incredibile quanto una bambina tenga in pugno un uomo..mi sembra di capire tante cose..

 

16 giugno 2009

La mia prima giornata qui nella missione di Koche è iniziata malissimo! Kunvana, la direttrice della fattoria, è venuta a svegliarmi alle 6.30!!!!!!!! voleva essere la prima..io invece volevo ucciderla!!! Ci hanno pensato i bimbi dell’asilo di S.Magdalena a migliorarla: mentre mi avvicinavo un coro caldo accompagnava i miei passi verso loro. Stavo a 100 metri eppure mi hanno vista ed hanno iniziato a gridare all’unisono LAULA, LAULA, LAULA, LAULA, LAULA, LAULA!!! Non credo di poter spiegare come, nonostante sia il terzo anno che vengo qui, rimango ancora colpita ed emozionata di fronte a tanto spontaneo slancio..

 

17 giugno 2009

Con fede abbiamo fatto il giro degli asili per regalare a tutte le maestre e cuoche le magliette della maratonina Fun Run di Roma che ho portato. Sono rimaste contente. Veronika non aveva parole..forse non si aspettava la mia visita…

È il secondo pomeriggio che pitturo di bianco le pareti della biblioteca. Federico l’ha ampliata ed è davvero bella! Mi diverto! Mi sento un pò Manny tuttofare visto che ieri ho anche scartavetrato una vecchia scrivania e passatoci una mano di coppale: l’unica differenza tra me e lui è che il mio pennello non parla!

Mi tengono compagnia le voci alte dei ragazzi che lavorano in biblioteca: parlano, urlano, ridono..soprattutto di me immagino..d’altra parte mi sono cosparsa di macchie di vernice bianca ovunque, dalla testa ai piedi! Non sono ancora molto brava, ma ho l’impressione di sporcare, me ed il pavimento, sempre meno.

Con me c’è Camilla, un cucciolo di labrador marrone dagli occhi azzurri che Federico ha comprato questa mattina in fattoria: è abbastanza cicciona e davvero buffa quando si muove. Non sa ancora bene articolare i movimenti e spesso inciampa e rotola! Ester e gli altri bimbi hanno paura di lei.. Fede parla di un senso della paura innato nel malawiano che lo caratterizza e lo domina per tutta la vita. A volte mi sembra così stanco e rassegnato..

 

18 giugno 2009

Ho dormito pochissimo questa notte per colpa di Camilla che ha pianto tutto il tempo costringendomi a tenerla tra le braccia nel letto per riuscire a chiudere un pochino gli occhi! Questa polla è anche caduta due volte dal letto!!

Sono stata all’Amama nursery school questa mattina: volevo parlare con Veronika, così come ho parlato con Grace, la head teacher della S.Magdalena nursery school. A Veronika sono particolarmente legata perché il primo anno che sono venuta in Malawi stavamo sempre insieme e abbiamo lavorato tanto sulla recita di Pinocchio che tra i bimbi ha riscosso un gran successo. Volevo sapere come sta e spiegarle come sta procedendo il progetto Bwalo Likule. Mi sono stupita da sola di quanta rassegnazione ci fosse nella mia voce raccontandole che con Luna abbiamo presentato il progetto in due diverse scuole in Italia, che si sono mostrati tutti molto entusiasti, ma in fin dei conti nessuno si è assunto un reale impegno nei confronti degli asili che ci siamo proposte di aiutare qui in Malawi. Mi sono ritrovata ad ammettere che non ci siamo impegnate abbastanza. Non mi sono impegnata abbastanza. Il lavoro, le occupazioni e la vita di tutti i giorni dovrebbero smettere di costituire una giustificazione per il mancato impegno verso coloro che ne hanno bisogno e soprattutto verso che i sogni che proviamo a far diventare realtà. È il nostro problema. Problema italiano come del resto dell’occidente. Siamo tutti concentrati sui nostri bisogni, ci convinciamo che i nostri sono problemi più grandi di quelli degli altri e che quindi non abbiamo tempo per loro. Non abbiamo in realtà tempo per noi.

Mi sento terribilmente in colpa perché Bwalo Likule è un progetto davvero fantastico, da cui qui si potrebbero trarre enormi benefici. È Veronika che mi incoraggia e mi assicura che domani le cose miglioreranno, che andrà tutto bene e che Bwalo Likule prima o poi si manifesterà in tutta la sua bellezza.

È questo entusiasmo che cerco. Questa speranza che vorrei condividere.

 

19 giugno 2009

Ammettere l’insuccesso in Italia di Bwalo Likule nella nursery school di Macawa è stato meno doloroso considerato che le maestre sono molto più disinteressate. Tuttavia forse qui sarebbe più opportuno intervenire.. i bambini sono diminuiti al contrario dell’andamento delle altre due scuole. L’aspetto educativo qui è evidentemente trascurato.  

In biblioteca intanto abbiamo affisso le cartine geografiche trovate nelle riviste del National Geographic donateci dalla National Geographic Italia. Fede è dovuto scappare a cacciare gli spiriti malvagi in una casa del villaggio ed è toccato a me fare i calcoli per allineare le mappe e posizionarle alla stessa distanza rispetto ai margini di riferimento..chi mi conosce sa bene che è un miracolo se il risultato finale è stato sufficientemente simmetrico!! Se ci fossi tu sarebbe tutto molto più facile… mi manchi.

Camilla si fa tanti amici! I bambini impazziscono per lei anche se, non appena abbaia e corre felice per giocare, scappano per la paura… starei a guardare per ore lo strano e complicato rapporto tra lei ed Ester..si cercano ma si evitano.. sono così buffe insieme!

 

20 giugno 2009

Direi che oggi è la giornata della malinconia. In chiesa si è svolto il choir festival. Hanno partecipato cinque cori della zona. Hanno coccolato le mie orecchie con questa musica così..africana, non saprei come altrimenti definirla..avete presente Il re leone? Ecco: quei suoni così magici! Mi aiutano a tormentarmi.. non riesco a non pensare che sarebbe perfetto qua.. sarebbe perfetto condividere questa esperienza.. manny tutto fare.. che meraviglia sarebbe..non sai quanto vorrei fossi qui con me..

 

21 giugno 2009

Me la ricordavo la domenica qui in Malawi. Ogni settimana una chiesa sperduta tra le montagne da visitare!! Oggi è stata la volta della chiesetta di Ngereza. L’ultima volta che ci sono stata era nell’estate del 2007. La chiesa era di paglia, oggi è una deliziosa struttura di mattoncini rossi rossi! La gente non è cambiata. Mi aspetta sempre la loro straordinaria accoglienza. Nessuno di quelli che vengono a salutarmi parla in inglese. Dopo i convenevoli in chichewa ciascuno parla la sua lingua ed il caos scatena il riso! Solo un ragazzino scende di corsa da una bicicletta senza freni e mi chiede GOOD MORNING MADAME? Educatissimo, bellissimo, commovente. La tradizione vuole che si offra il pranzo al parroco venuto da lontano a celebrare la messa e agli eventuali suoi alendo: mi tocca mangiare con le mani la insapore n’sima aggiungo un pò di verdure per tentare di sentire qualcosa e rendere il più possibile sopportabile un’esperienza che non provavo da un anno e che non vivo senza fatica… i sapori nuovi, il mangiare con le mani da piatti usurati e lavati per terra con acqua del pozzo.. non è proprio il massimo della civiltà, ma sono sopravvissuta!!! 

Tra queste montagne le casette di paglia non smettono di stupirmi ed affascinarmi. Non è più la prima volta ma è sempre incredibile rendersi conto che esiste una vita fatta di niente da queste parti…

A casa mi aspettano Yusufu, Ernest, Gift, Alek ed altri ragazzini per giocare a giochi semplicissimi ma esilaranti come lo schiaffo del soldato e la caccia alla mano! Ridono da morire soprattutto quando sono io a sbagliare!! Quando sono certi che sono in casa superano il timore reverenziale nei confronti del Bambo n’fumo e “osano” citofonare per farmi uscire. Sono costretta a cimentarmi nel mio scarsissimo chichewa con loro perché nonostante frequentino la scuola, dell’inglese non intuiscono nemmeno l’ombra. Mi aiutano a scoprire sempre nuovi termini invogliati dal fatto che si ammazzano dalle risate per la mia, suppongo, buffissima pronuncia. Mi hanno portata in una zona del villaggio qui dietro la missione in cui non ero mai stata ed ho scoperto che il paese dei balocchi esiste! Un locale mandava musica  a tutto volume ed un numero indicibile di bambini di tutte le età ballava come solo gli africani sanno ballare, in modo coinvolgente ed incredibilmente..sexy!!! per un attimo ho creduto di vivere un sogno..mi sono sentita come Alice appena entrata in una delle tante porte del paese delle meraviglie!  È troppo bello stare qui.

 

22 giugno 2009

Non penso che potrò mai dimenticare l’esperienza di questa mattina. Ho visto quattro elefanti addormentati, sdraiati ed immobili! Con Federico ci siamo un po’ inoltrati nella foresta per vedere questa operazione gestita dell’IFAW (international fund for animal walfare www.ifaw.org). C’erano tantissimi curiosi come noi e naturalmente la tv! Sotto un sole cocente li  hanno caricati in un enorme van giallo per condurli in una riserva naturale al sud del paese. Li portano via da qui perché distruggono i raccolti ed inevitabilmente uccidono gli uomini. Andando via ho toccato la pianta del piede dell’ultimo elefante che aspettava di essere caricato! Ho toccato la pianta dura e ruvida del piede di un elefante!! Come saresti stato felice…

 

23 giugno 2009

Ho raccolto nuovo materiale per Bwalo Likule nella nursery di S. Magdalena. Hanno preparato delle attività simpatiche. Ora tocca solo sperare che qualche maestra in Italia le sappia apprezzare e voglia impegnarsi in questo progetto.

Le maestre mi hanno coinvolta in una interessante conversazione avente come tema l’AIDS. Mi hanno chiesto se esiste in Italia questo disagio ed in ch modo noi vi facciamo fronte. Non posso negare l’imbarazzo provato nel dovermi cimentare in un tema che di fatto non conosco perché erroneamente ritengo non mi appartenga. Cosa dire? Forse ciò che tutti quanti possono intuire: che gli “unici” strumenti per prevenire l’affezione da questa malattia sono conoscenza e coscienza, consapevolezza e responsabilità e, mio malgrado, il preservativo.

Ciò che mi hanno raccontato loro è disarmante e a dir poco sconvolgente.

Qui gli uomini e le donne hanno paura (strano!) ad andare all’ospedale per controllarsi il sangue. Preferiscono non sapere.

Qui gli uomini  e le donne non usano il preservativo perché sostengono sia fatto di una sostanza pericolosa (il lubrificante!). Eppure gli ospedali distribuiscono condom gratuitamente; ogni market, anche il più piccolo vende condom. Per giustificare il mancato utilizzo del preservativo si nascondono dietro la diceria (purtroppo in alcuni casi vera) che i preservativi distribuiti gratuitamente, perché donati dall’occidente, siano fallati. E non importa sostenere che basta essere accorti per capire se un prodotto è fallato, e che comunque ce ne sono anche di buoni. Esiste forse cosa più meravigliosa dei rapporti liberi, “MEAT TO MEAT”? Probabilmente no. Ma loro non possono permetterselo.

Qui le BAMBINE a 12, 13 anni si concedono a uomini adulti in cambio di soldi perché in questo modo possono comperarsi vestiti e scarpe nuove. Sono spesso i maestri, professori e presidi che abusano di loro promettendo promozioni e lauti voti.

Qui, nella primary di Koche, quest’anno sono state 56 le BAMBINE rimaste incinta. È una notizia che ha divulgato la stessa stampa governativa per ammonire quest’atteggiamento libertino. Ma l’educazione sessuale è contemplata come materia?? Anche se fosse così i ragazzi dovrebbero essere fortunati ad avere insegnanti che non hanno paura di andare a controllarsi regolarmente.

Qui è un disastro.

Tutto questo è qualcosa di più grande di noi. È qualcosa di insormontabile ed irrisolvibile… con le mani nei capelli cerchi una possibile soluzione, ma a breve non si presenta nulla.. provo un’insopportabile sensazione di frustrazione. La proverebbe chiunque. Ti corre incontro e si getta su di te un bimbo tutto nero e sporco con un sorriso irresistibile; Benjamin ti si addormenta tra le braccia senza nemmeno conoscerti; i ragazzini ti cercano per giocare e in ogni dove senti il tuo nome pronunciato;  è così che ogni turbamento scivola via. Almeno per un po’.

 

25 giugno 2009

L’altro ieri è arrivato Lawrence, il ragazzo a cui ho pagato gli studi per il suo ultimo anno delle superiori. Non pensavo lo avrei visto quest’anno proprio a causa della scuola, ed invece è arrivato inaspettato per trascorrere qui le vacanze prima dell’ultimo trimestre! Nemmeno lui sapeva di trovarmi qui.. è stato bello il nostro incontro! Mi ha mostrato la sua “pagella” che non è male ma potrebbe essere molto migliore…

Ora sta sempre con me, mi accompagna ovunque, ieri siamo andati a piedi alla nursery Amama ed oggi a quella di Macawa. Mi racconta della scuola, di come si diverte ma anche di quanto a volte gli costa fatica. Mi ringrazia mentre mi anticipa che il suo sogno è quello di diventare un autista internazionale così potrà visitare ogni parte dell’Africa! Mi sembra fantastico che abbia un sogno da voler e poter realizzare!

La strada per spostarsi da Koche per raggiungere gli asilo è davvero lunga e sotto il sole caldo si spengono presto le nostre conversazioni. Siamo stanchi, abbiamo un passo veloce che rallenta per entrambi senza accordi all’ombra di un albero che affaccia sulla strada. Tuttavia ci piace farci compagnia. Tra l’altro oggi ho avuto la brillante idea di andare a vedere da vicino la primary di Macawa e se non ci fosse stato lui non ne sarei uscita indenne: appena mi hanno visto una masnada di bambini impazziti dalla curiosità mi sono corsi addosso schiacciandomi contro la parete della “cucina” (che in realtà è una struttura aperta di mattoni). Sono andata dal preside per chiedere il permesso di visitare le classi. Permesso accordato. In Italia non sarebbe stato così facile, ma sono bianca ed ho una fantastica macchinetta fotografica, il che significa che posso entrare ovunque voglia! Nonostante Lawrence si dimenasse per aiutarmi a raggiungere senza intoppi le classi, i bambini erano troppi e irrefrenabili. Così sono riuscita ad entrare solo nella quinta classe. 130 bambini e ragazzi seduti per terra mi hanno accolta con un rispetto misurato che ha inibito il mio imbarazzo permettendomi di azzardare qualche domanda per loro e qualche altra per la professoressa. Sembravano entusiasti e motivati ma ho la vaga sensazione che sia stata solo un impressione.. la professoressa ha assicurato che l’educazione sessuale è un argomento contemplato nella materia “life skills”.

Il preside invece mi ha raccontato che la prima e la seconda classe finisce scuola alle 10.30 (appena due ore  e mezzo di lezione) mentre le altre escono a turni dopo la colazione (garantita grazie al supporto del World Food Programme che ogni mese distribuisce sacchi di farina), fino ad arrivare alle 13.00. E’ stata una “gita” interessante!

Nel pomeriggio ho avuto il piacere di essere invitata da Veronika a casa sua. Non nego che prima di arrivare a casa sua ero emozionatissima per la curiosità. Come ho già ricordato non è affatto facile che un nero inviti a casa proprio un bianco per motivi legati al pudore, alla vergogna ed al timore. In tre mesi in tre anni che frequento il Malawi sono entrata in due case..dicono sia un vero e proprio record! Ed io sono felice di detenerlo perché vuol dire per me tante cose..

Non si può raccontare quanto può gonfiare il cuore di gioia vedere come si illumina il loro volto quando mostri di gradire qualcosa che gli appartiene. Non so dire se è felicità o soddisfazione..magari entrambe le cose. Veronika mi ha mostrato la sua camera da letto, quella del figlio e quella degli ospiti: la mia dice, perché la prossima volta dovrò dire ai Bambi che io dormo da lei!! E come dirle di no!! Mi ha fatto conoscere il fratello che ha 39 anni ed è in pensione dopo vent’anni trascorsi nell’esercito malawiano; la moglie ed altre due sue amiche, tutte naturalmente con figli al seguito. Mi chiedono ma tu sei sposata? E come mai non sei sposata? Perché non hai bambini? Sinceramente rispondo che l’uomo con cui avrei voluto averne è impegnato con un’altra…

A casa mi aspettano Yusufu, Alek, Ernest e altri ragazzini che si sono aggiunti al gruppo quando hanno sentito che ci divertiamo tanto insieme! Sono tutti maschi. A volte viene anche Melia, la ragazza che lo scorso anno ha provato ad insegnare al mio corpo come muoversi in modo africano.

Stavano sistemando il garage di Federico che è ancora pieno di libri sparsi ovunque. Hanno trovato un libricino scritto in chichewa ed hanno pensato bene di prendersi gioco di me facendomelo leggere. Si sono dovuti presto ricredere perché la loro è una lingua come la nostra che come la leggi si pronuncia! Mi hanno corretto pochissime volte, un po’ perché non c’è molto margine di errore, un po’ perché l’argomento trattato nell’opuscolo era l’HIV e Lawrence ed io abbiamo preteso attenzione. Il tema lo imponeva. Mi fa strano pensare che dei ragazzini conosciuti appena mi stiano ad ascoltare mentre leggo in una lingua che non conosco di un argomento così delicato. Un’altra straordinaria esperienza da conservare.

 

26 giugno 2009

Non ha dormito un gran che.. continuo a sognare tantissimo e più o meno sempre le stesse persone.. provo a dare un significato ai miei sogni ma non lo trovo e mi sento solo preoccupata. Stanotte è venuto a trovarmi anche Alessandro: ora la mia giornata fa schifo. Ogni cosa mi commuove domani ammazzano un maiale. Voglio andare a vedere quello che già so sarà uno spettacolo straziante, ma ho bisogno di vedere, sentire e capire che c’è sempre qualcuno che sta peggio di noi.

Oggi è il mio ultimo giorno con i bambini. Lunedì si avvicina..

Avrei voluto fosse già domani, almeno fin quando, nel tardo pomeriggio, è venuta a prendermi Kunvana per portarmi a vedere casa sua e farmi conoscere la sua famiglia. E così ho trascorso un paio d’ore in compagnia di una ATIPICA famiglia malawiana, unita, abbiente e apparentemente felice. Ho visto le loro case ed il loro patrimonio, una mandria di mucche. Kunvana era molto contenta che fossi con lei! La devo ringraziare perché anche quella di quest’oggi può considerarsi una straordinaria esperienza alla strega della vista degli elefanti!

La famiglia di Kunvana è l’esempio emblematico di come l’educazione faccia la differenza anche nelle relazioni parentali. Qui è davvero difficile vedere marito e moglie insieme. È difficile vedere una mamma che si preoccupa perché il figlio, è buio, e non è ancora rientrato. È diverso il loro modo di intendere l’amore, la vita di coppia, la famiglia. Lo scorso pomeriggio abbiamo tenuto in biblioteca un interessante dibattito sull’amore. I maschi malawiani che erano presenti erano molto fieri nell’asserire di essere uomini responsabili perché non si innamorano. Non si innamorano perché non possono. Perché non guadagnano abbastanza soldi. Le donne malawiane, dicono, non vogliono un uomo che non guadagna bene. Ma non è vero!!! Ragazze diteglielo voi che non è così! No, è così, perché qui in Malawi noi siamo poveri e quindi il marito deve garantire una “buona vita”!

Ora, è discutibile ma ammissibile volersi sistemare sposando solo colui che ti può mantenere. Succede in tutte le civiltà, anche, ahimè, in quelle più evolute. Ma tutto ciò cosa ha a che fare con l’amore? Come è possibile controllare un sentimento impazzito come l’amore? Se non vogliamo guardare alle favole più classiche in cui è sempre la piccola contadinella a far innamorare il famoso e tanto ambito principe azzurro, pensiamo a SHREK che fa innamorare la principessa Fiona, a LA SIRENETTA che per il principe Eric baratta la sua splendida coda di sirena per un paio di gambe e rinuncia alle bellezze del suo regno.

Senza contare le scelte estreme fatte da uomini e donne per amore in tantissimi libri e film. E se le favole, i libri ed i film vi sembrano un esempio sciocco, cosa dire di Diana?

Non mi credono. Non è un pensiero facile da assimilare. Anche l’amore viene vissuto con la paura di non essere all’altezza, del rifiuto. Io ho sempre creduto che l’amore fosse un sentimento che si vive a prescindere da ciò che prova l’altro, da ciò che si può offrire e da ciò che l’altro può offrire. Pensavo fosse totalmente libero da ogni tipo di condizione e condizionamento. Libero da ogni forma di dipendenza. Ho provato sulla mia pelle che per molti non è così, che la paura domina ogni tipo di sentimento per tutti coloro che non sono in grado o si rifiutano di affrontarla. E allora non importa con chi condividerai la tua vita perché ciò che conta è portarla a termine.  Nel migliore dei modi? E come senza amore?

 

27 giugno 2009

Non c’è nessuno in giro oggi..è una giornata piuttosto ventosa ma non credevo tenesse a casa i bambini..

Fortunatamente sono venuti a riempire la mia giornata nel pomeriggio! Siamo andati sulla spiaggia del lago, il solito gruppetto: Yusufu, Alek, Ernest, il Matto, Lawrence ed io!al momento del tramonto il lago regala sempre belle visioni. Alek corre come una gazzella e sotto le stelle comincio a sognare quel progetto.. non voglio condividerlo nemmeno con Lawrence che si è accorto che sono volata via. Mi devo solo convincere che sono libera. Che purtroppo o per fortuna non c’è nulla che mi vincola.

Questi ragazzini sono speciali.. mi cercano continuamente. Alek poi.. ha appena otto anni ed magrissimo. Quando lo stringo forte tra le braccia percepisco il bene che si sa far volere, non mi staccherei mai anche perché lui, straordinariamente, ricambia il mio abbraccio e mi chiude appoggiando la testa sul mio petto.. che meravigliosa sensazione..

 

28 giugno 2009

Inaugurazione della libreria. Sarebbe troppo poco esaustivo il racconto. Posso solo dire che i cori africani sono qualcosa di insuperabile. Non saprei dire cosa ti porta più lontano tra le stelle ed un coro.. io non me ne sono mai fatte, ma altro che canne!!!

È il giorno dei saluti. Queste due settimane sono volate e per la prima volta vado via dal Malawi non ancora sazia. Non pensavo sarebbe stato così difficile lasciare Alek e Yusufu. Li stringo forte, li riempio di baci ma non è abbastanza.. mi hanno chiesto i soldi per comprare quaderni, penne, matite e altro. Se non li sentissi sinceri con me mi sarei arrabbiata, sarei rimasta delusa, ma gli darei qualsiasi cosa perché sono pazza di loro. Ancora li stringo e ancora li bacio e sento le scarne guance di Alek bagnate, come le mie. Con gli occhi gonfi ed un timido sorriso ci salutiamo. Per una volta non vorrei ci fossero già le stelle…

 

29 giugno 2009

Sono a Lilongwe, la capitale del Malawi e sto vivendo una nuova esperienza. Sono ospite della sorella di Veronika. Lei non c’è ma ha pensato ad ogni cosa per accogliermi al meglio. Ha mandato un cappellano, father Demetrio, a prendermi laddove Federico mi ha lasciata. Mi ha fatto fare un buffo giro della città facendomi più che altro visitare i luoghi in cui lavora: ospedali. Nel tardo pomeriggio mi ha portata nella casa di Grace. Dormirò in una tipica casa africana!! Con me c’è il cugino di Grace, Ernest. Passa la notte in casa con me per motivi di sicurezza. È servizievole e fa di tutto per farmi sentire a mio agio. In realtà non ci vuole molto. Il fatto di essere qui per me è un regalo. Non capita tutti giorni di poter dormire in una casa africana! Non a tutti per lo meno! Ha preparato per me le samosas ed il pane tostato su di un fuoco fatiscente!! Vorrei tanto raccontarle ai nonni queste cose!

 

30 giugno 2009

Ho dormito tanto e bene! Fuori fa freddo e manca il sole. Riorganizzo i bagagli fatti in fretta e furia a casa di Federico e mi metto a studiare in attesa di fare un nuovo giro con Padre Demetrio.

Ernest ha insistito perché aspettassi padre Demetrio a casa sua. E così sono entrata in una nuova casa malawiana! Questa è decisamente più grande di quelle viste fino ad oggi anche se non sono andata più in là del salone. Televisore, lettore dvd, stereo e centrini in ogni dove tranne che al loro posto! Qui mi hanno accolto tutti gli amici ed i parenti di Ernest. Mi sono sentita l’attrazione del quartiere..imbarazzante..

Finalmente mi libera dall’imbarazzo padre Demetrio che mi porta con lui in ospedale. È il cappellano dell’ospedale pi grande della città. Nonostante l’ora tarda siamo entrati nei reparti senza alcuna difficoltà. Dopo il primo soccorso ha scelto traumatologia. L’odore di disinfettanti e medicinali tipico degli ospedali si mischiava a quello dello sporco non pulito per terra, del sangue tamponato male e della stanchea dei pazienti sdraiati per terra da chissà quanto tempo. Stomachevole.

Tutti i capezzali a cui ci siamo avvicinati mi hanno accolto con calore. Muli bwangi? Ndili bwuino, caia inu? Ndili bwuino, zigomo! Zigomo! Come una formula magica, i convenevoli aprivano la strada ai sorrisi. Sempre la stessa per ogni letto e per ciascuna persona che a quel letto era vicina. Inchino e mani congiunte con tutti, per entrare nell’intimità del loro disagio. Quando tutti i letti erano stati benedetti un nuovo irresistibile sorriso ed un zigomo corale solo per me, perché ero stata lì. È stato impossibile non commuoversi quando una donna mi guarda e mi dice in chichewa: “non smettere mai di donare il tuo splendido sorriso a coloro che soffrono in ospedale”. Se bastasse così poco signora mia…

Al secondo piano sieropositivi e malati di tubercolosi. “puoi toccarli se te la senti” mi dice il cappellano. “Dopo ci disinfettiamo le mani. Ti insegno come si fa”.

Qui sono tutti positivi. Quelli che stanno nei letti e quelli che stanno loro vicino. Parliamo con due pazienti. Ci avviciniamo al capezzale del terzo perché le due donne che lo sono venute a trovare  chiedono a padre Demetrio di fargli forza, incoraggiarlo. È tutto coperto perché, dicono, sentiva freddo. Mentre pregano mi concentro su quel suo corpo fermo. È immobile. La sua pancia non saliva né scendeva. Guardo il padre che mi guarda spaventato perché forse aveva capito anche lui. Aveva paura di come potessi reagire io.

Gli tocca la testa e subito dopo i piedi. È morto. È morto e le sue donne non sapevano. Non capiscono, si era coperto poco prima perché sentiva freddo.. solo una di loro inizia a piangere con estrema cautela..chissà come mai.. forse perché sa che prima o poi tocca anche a lei…

Non s come faccia a controllare in questo modo il dolore. Per me è un momento straziante. Non posso fare a meno di stringerla tra le braccia. Le parlo in italiano ma non ho idea di che cosa le stia dicendo.

Dopo cinque minuti arriva l’infermiera con le mani sporche di nsima e verdura. Domani faranno partire le pratiche per liberare il letto. È un corpo che se ne va. L’ennesimo. Quello di questa notte. Quello di quando c’ero anche io.

 

 

 

ORAMAI E’ CASA MIAultima modifica: 2009-07-17T12:40:00+00:00da lufelade
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento